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Inquinamento e trattamento dell’Acqua

Secondo le stime, a maggio del 2015, del Ministero della Protezione Ambientale (MEP), il raggiungimento degli obiettivi definiti, per il controllo dell’inquinamento dell’acqua, richiederà l’acquisto diretto di prodotti e servizi di trattamento per oltre 200 miliardi di Euro ed investimenti indiretti per oltre 71 miliardi.

Nel 2014, erano in funzione 3622 impianti di depurazione, per una capacità di 153 milioni di metri cubi/giorno, tuttavia ancora nel 2015, oltre 300 città non disponevano di impianti.

I dati ufficiali dichiarano che il 70% delle acque reflue vengono trattate prima di essere scaricate in Ambiente, tuttavia alcuni esperti asseriscono che, nel settore industriale, la percentuale più realistica è attorno al 30%.

Un report del 2014 del Ministero della Protezione Ambientale evidenziava che tra le 4778 stazioni di monitoraggio delle acque sotterranee attive, il 43,9% segnalava acque al livello IV (inquinate, ma utilizzabili per scopi industriali) e 15,7% al livello V (inquinate, ma utilizzabili per irrigazione). Lo stesso report indicava che la qualità delle acque sotterranee è progressivamente peggiorata dal 2011.

Piano d’Azione per la Prevenzione dell’Inquinamento dell’Acqua

Il Governo cinese si è impegnato ad inasprire regole, limiti e controlli per il settore industriale, con la pubblicazione del Piano d’Azione per la Prevenzione dell’Inquinamento dell’Acqua (maggio 2015) ed emettendo specifici standard per determinati settori, tra cui quello della concia, del finissaggio dei tessuti, e delle industrie che producono batterie.

Il Piano d’Azione detta gli obiettivi che devono essere necessariamente raggiunti entro il 2020; sono, quindi, previste dieci azioni principali e specifiche responsabilità dei Ministeri per ciascuna di esse. Le Amministrazioni Pubbliche locali, ad ogni livello, devono implementare il Piano di Azione senza ulteriori elaborazioni e distinzioni di responsabilità.

Tra le azioni previste, l’obiettivo di completare il sistema di raccolta delle acque reflue in tutte le città e l’ammodernamento degli impianti di depurazione, il miglioramento qualitativo dei principali bacini idrografici e l’implementazione di politiche per la riduzione dei consumi idrici.

Tra gli obiettivi, inoltre, emerge la volontà di mettere mano al sistema tariffario per l’utilizzo della risorsa idrica e per il conferimento delle acque reflue, dando spazio all’intervento di investitori privati.

Il problema dei fanghi da depurazione

La gestione dei fanghi da depurazione viene ormai considerata una emergenza nazionale; nel 2012 sono stati prodotti 30 milioni di tonnellate di fango, cinque volte la Grande Piramide di Giza, e si prevede che questa quantità sia arrivata a 34 milioni a fine 2015.

Storicamente, si ritiene che gran parte dei fanghi (80% circa) non sia efficacemente trattata e smaltita; in verità, la maggior parte degli impianti di depurazione si fermano ad un trattamento secondario ed i liquami sono solo leggermente trattati, o non vengono trattati del tutto.

Data l’emergenza, i Governi locali stanno imponendo ai nuovi impianti di trovare soluzioni che permettano il riutilizzo integrale dei fanghi.

Tuttavia, le acque reflue industriali, circa il 35% del totale, comportano fanghi di depurazione carichi di metalli pesanti (tipicamente Zn, Cr e Pb), Inquinanti Organici Persistenti (come gli idrocarburi policiclici aromatici e PCB), limitando fortemente le opzioni per lo smaltimento.

Inoltre, il contenuto organico dei fanghi è, in genere, inferiore al 50%, perché molti dei sistemi fognari, soprattutto nel sud della Cina, mescolano le acque reflue urbane con le acque piovane, incorporando alte quantità di materiale inorganico.

Conseguentemente, sono inefficaci tecniche di uso comune per il trattamento dei fanghi, come la digestione anaerobica ed il compostaggio anaerobico; nel 2013, erano attivi circa 2600 impianti di trattamento dei fanghi, ma solo 60 avevano adottato processi di digestione anaerobica e meno della metà erano effettivamente attivi.

Esiste, inoltre, un evidente gap nelle risorse economico finanziarie allocate per la depurazione delle acque reflue (68,8 Miliardi di dollari/anno) e per il trattamento dei fanghi (5,6 Miliardi di dollari/anno).

Un problema di pianificazione territoriale

Esistono anche delle problematicità di maturità in merito alle impostazioni delle pianificazioni della Amministrazioni locali. In molti casi, nell’arco dell’ultimo quinquennio, si è proceduto alla chiusura coatta di fabbriche troppo piccole per poter investire nella protezione ambientale ed alla loro concentrazione in cluster (chiamati parchi industriali), tuttavia, in alcuni casi, la razionalizzazione delle infrastrutture non è stata realizzata in modo da sfruttare il raggruppamento delle aziende.

Nel caso di alcuni distretti conciari, riorganizzati nel corso del 2014 e del 2015, le amministrazioni locali hanno imposto agli stabilimenti, tutti collocati nella stessa area e poche centinaia di metri l’uno dall’altro, di dotarsi di propri impianti di trattamento delle acque reflue, portandoli entro i parametri standard per il conferimento in fognatura.

Le conseguenze di questa scelta hanno impatti sull’equilibrio tra sostenibilità ambientale ed economica, sia perché carica i singoli stabilimenti di costi di investimento che avrebbero potuto essere condivisi, sia perché un impianto di area dedicato avrebbe performance ambientali migliori rispetto agli impianti dei singoli stabilimenti.

Tecnologie maggiormente utilizzate

Il processo di trattamento predominate è quello a fanghi attivi (CASP – Conventional Activated Sludge Process) e processi su questo basati, tipicamente vasche di ossidazione (OD – Oxidation Ditch), reattori a batch sequenziali (SBR – Sequencing Batch Reactors), processi AAO (Anaerobic-Anoxic-Oxic) e AO (Anoxic-Oxic), in ordine di popolarità.

Meno ampiamente utilizzati sono processi a biofilm, bioreattori a membrane (MBR), sistemi di trattamento biologico naturale (ad esempio fitodepurazione) e trattamento biologico anaerobico.

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