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Gestione dei Rifiuti Solidi Urbani

Secondo il report “What a Waste”, pubblicato nel 2012 della Banca Mondiale, la Cina ha prodotto il 70% del Rifiuto Solido Urbano del sud est asiatico, con oltre 180 milioni di tonnellate all’anno, dato che secondo alcuni analisti è cresciuto ad oltre 200 milioni di tonnellate per il 2014 e dovrebbe superare le 230 milioni di tonnellate nel 2020.

In media, la popolazione cinese produce da mezzo chilo a tre quarti di chilo di rifiuto solido urbano al giorno, nelle principali aree metropolitane produce circa 1-1,1 kg/giorno.

Il Rifiuto Solido Urbano viene primariamente smaltito in discarica, che può essere più o meno gestita e messa in sicurezza, mentre il rifiuto industriale, secondo i dati ufficiali, viene primariamente reimpiegato e solo un 25% verrebbe smaltito a discarica.

Circa un 17-18% del Rifiuto Solido Urbano viene portato all’incenerimento, di cui, grazie al XII° Piano Quinquennale, una quota sempre crescente implica anche una valorizzazione energetica (circa il 3% del totale).

Caratteristiche del Rifiuto Solido Urbano e raccolta

Per quanto sia prevista dalle politiche generali della Cina, la raccolta differenziata è scarsamente implementata, nelle grandi città i rifiuti possono essere buttati nei bidoni, ma spesso, soprattutto nei vicoli interni, è usanza abbandonare i rifiuti su un segmento di strada appositamente designato.

I netturbini possono passare più volte nell’arco della giornata, per raccogliere i rifiuti abbandonati e svuotare i bidoni, ma è pratica consolidata che i rifiuti che possono avere un valore economico (plastiche, vetro, ecc.) vengano raccolti da privati cittadini, che poi li vendono agli impianti di recupero.

Secondo studi effettuati, Il rifiuto raccolto dai netturbini (e che finisce negli impianti di smaltimento) contiene una importante quantità di organico (rifiuto da cucina), che varia da un 44% ad un 57%, ed altri rifiuti di più scarso valore nella filiera del riciclaggio di materiali, anche se la composizione può variare sensibilmente da città a città, a seconda delle condizioni economiche e di diversi altri fattori.

Si stima, inoltre, che il tenore di umidità sia attorno al 50%, che, a seconda della zona e della stagionalità, può raggiungere il 70%.

Costi di gestione per la raccolta e lo smaltimento in discarica a carico della Città

I costi di smaltimento in discarica sanitaria devono esser calcolati caso per caso, esistono diversi studi che cercano di dare indicazioni in merito, che integrano informazioni provenienti da impianti e da tempi diversi. Le informazioni che seguono hanno, quindi, un valore puramente indicativo; inoltre, bisogna tenere in considerazione il fatto che il prezzo del personale è in continua crescita.

  • Raccolta: le componenti di costo della raccolta sono quelle del personale (dai netturbini allo staff di coordinamento) e dei materiali utilizzati. Il costo complessivo è orientativamente di 11-12€/ton (tra i 70 ed i 90 RMB).
  • Trasporto: le componenti di costo riguardano il costo dei veicoli, carburanti , autisti e tecnici di manutenzione. Il costo complessivo è orientativamente di 8€/ton
  • Tariffa di conferimento: sono state rilevate tariffe che si assestano attorno gli 11-13€/ton, bisogna tenere in considerazione che la tariffa è calmierata da sussidi governativi.

Termovalorizzazione (waste-to-energy)

A causa della rapida urbanizzazione ed in considerazione che il XIII° programma quinquennale ne prevede una ulteriore crescita, le città di prima, seconda, terza e quarta fascia si sono trovate a gestire una quantità enorme di rifiuti, spesso accumulati in discariche non gestite.

Questa situazione ha spinto il governo cinese ad incentivare l’incenerimento del rifiuto solido urbano e, a causa della necessità di approvvigionamento energetico, alla valorizzazione energetica, che è stata particolarmente incentivata, attraverso prestiti agevolati, defiscalizzazione e tariffazione energetica.

In Cina sono già attivi oltre 100 impianti di termovalorizzazione.

Secondo gli studi effettuati a Shanghai ed in altre città, i termovalorizzatori presentano emissioni molto basse di diossine e mercurio, al di sotto dei limiti Europei in vigore nel 2010, mentre le emissioni di NOx sono superiori a quelle europee, ma comunque all’interno dei limiti in vigore in Cina.

Le due tecnologie più diffuse sono quella del combustore a griglie mobili e quella del combustore a letto fluido, i primi si basano su tecnologie prevalentemente di importazione, mentre i secondi, meno diffusi, sono basati prevalentemente su tecnologie domestiche.

Il potere calorifico inferiore del Rifiuto Solido Urbano può tranquillamente variare da 4 MJ/kg a 6-7 MJ/kg .

In alcuni casi, il percolato raccolto dai bunker di stoccaggio per ridurre l’umidità viene utilizzato per produrre biogas, che viene convogliato nella camera di combustione per migliorarne il rendimento.

Il sistema di abbattimento delle emissioni in atmosfera più utilizzato è la combinazione di scrubber semi-dry, iniezione di carboni attivi e filtri a manica; in alcuni casi, viene integrato anche un sistema denox SNCR.

Dal 2012, per delibera del NDRC, la tariffa agevolata per la cessione di energia elettrica da termovalorizzazione sulla rete nazionale è di 0,65 RMB al kWh (0,08 – 0,09 €/kWh), 0,20 RMB in più di quanto pagato per l’energia prodotta da fonti fossili. Tuttavia, non tutta l’energia ceduta alla rete nazionale viene pagata a tariffa agevolata.

Viene stabilito un meccanismo di calcolo imperniato su un valore di base della generazione di corrente di 280 kWh per tonnellata di RSU (cioè un potere calorifico pari a 5,04MJ/kg) e sulla quantificazione di un valore di base della produzione energetica, calcolato come il numero di tonnellate processate, moltiplicato per il valore di base di generazione di corrente.

Si vengono, quindi, a definire i tre scenari:

  • Alta generazione: più di due volte la produzione di base; contata come produzione da fonte fossile e non si applica l’incentivo.
  • Media generazione: più alto della produzione di base, ma meno del doppio; la produzione fino a quella di base è a tariffa incentivata, quella in eccesso viene equiparata a quella da fonte fossile
  • Bassa generazione: Meno della produzione di base; tariffa incentivata per tutta la produzione

I costi di investimento e di gestione sono da verificare caso per caso con un apposito studio di fattibilità; in letteratura si trovano studi che rilevano costi di investimento fino a 350€ per tonnellata nominale e costi operativi oltre i 23€ per tonnellata trattata, con proventi per circa 40€ per tonnellata (incide, oltre alla tariffa elettrica, anche l’eventuale recupero di materie).

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